Tutela del credito per imprese, professionisti e condomini
Chi vende a molti clienti e incassa a trenta, sessanta o novanta giorni accumula insoluti con la stessa regolarità con cui emette fatture. Il problema, per un’impresa strutturata, non è la singola fattura scaduta: è il portafoglio. Lo Studio Legale Amato assiste imprese, studi professionali e amministratori di condominio che devono incassare crediti in modo ricorrente, con un metodo di lavoro pensato per gestire molte posizioni insieme, nei Fori di Cuneo e Torino e, con una rete di domiciliatari, davanti ai Tribunali di tutta Italia.
Perché molti insoluti non si gestiscono con tante cause
Un’impresa con cinquanta posizioni aperte, di importo compreso tra qualche centinaio e qualche decina di migliaia di euro, non può permettersi cinquanta valutazioni separate, cinquanta preventivi e cinquanta fascicoli che procedono ciascuno per conto proprio. Il costo di gestione supererebbe il valore recuperato. Ma non può nemmeno lasciare correre, perché un credito che invecchia perde valore: il debitore nel frattempo chiude, cede l’azienda, sposta i beni, oppure semplicemente paga chi insiste e non paga chi aspetta.
La soluzione sta nel trattare il portafoglio come un insieme. Alcune posizioni meritano l’azione giudiziaria perché il debitore ha beni e la documentazione è solida; altre si chiudono con una trattativa e un piano di rientro; altre ancora non sono recuperabili e vanno chiuse in fretta, con la documentazione che permette al commercialista di dedurre la perdita. Decidere in quale gruppo cade ogni credito, prima di spendere, è il lavoro che fa la differenza tra un recupero che rende e uno che costa.
Come lavora lo studio su un portafoglio di insoluti
Analisi iniziale
L’impresa consegna l’elenco delle posizioni aperte con fatture, documenti di trasporto, ordini e corrispondenza. Per ogni debitore lo studio acquisisce le visure camerali e, dove il valore lo giustifica, indagini patrimoniali: immobili intestati, protesti, pregiudizievoli, procedure concorsuali in corso, cancellazione dal registro delle imprese. Il risultato è una fotografia che l’impresa, da sola, di solito non ha: sa chi non ha pagato, ma non sa chi può ancora pagare.
Classificazione
Le posizioni vengono divise in tre gruppi. I crediti recuperabili, per i quali conviene agire subito con il decreto ingiuntivo e, se necessario, con il pignoramento. I crediti da trattare, dove il debitore è in difficoltà ma non è decotto, e una transazione o un piano di rientro garantito rendono più di una procedura. I crediti da documentare per la perdita, dove il debitore è irreperibile, cancellato, in liquidazione giudiziale senza attivo o privo di beni: qui l’obiettivo non è incassare, ma produrre gli elementi che l’art. 101, comma 5, del TUIR richiede per la deduzione fiscale.
Azione monitoria seriale
Per i crediti del primo gruppo lo studio predispone i ricorsi per decreto ingiuntivo in modo standardizzato, a partire dalle fatture elettroniche e dalle ricevute di consegna dello SDI, che oggi costituiscono una prova scritta solida ai fini degli artt. 633 e 634 c.p.c. Lavorare su più ricorsi con la stessa struttura documentale abbassa i tempi e i costi di ciascuno. Il decreto viene chiesto con provvisoria esecutività quando la documentazione lo consente.
Esecuzione in tutta Italia
I debitori di un’impresa non stanno tutti nello stesso circondario. Ottenuto il titolo, lo studio notifica il precetto, attiva la ricerca telematica dei beni nelle banche dati pubbliche (art. 492-bis c.p.c.) e sceglie il pignoramento più adatto: presso terzi su conti e crediti verso clienti del debitore, mobiliare o immobiliare. Nei Tribunali lontani si avvale di domiciliatari di fiducia, mantenendo la direzione della pratica e un unico interlocutore per il cliente.
Relazione finale
Ogni posizione si chiude con un esito documentato: incasso, accordo, oppure una relazione che attesta l’infruttuosità del tentativo e le ragioni per cui proseguire sarebbe antieconomico. Questa relazione, insieme ai verbali di pignoramento negativo, alle visure e agli atti della procedura concorsuale, è il materiale che il commercialista utilizza per la deduzione della perdita.
Quali documenti servono per iniziare
Per una prima valutazione bastano un elenco delle posizioni aperte (debitore, importo, data di scadenza) e, per ciascuna, le fatture con le ricevute SDI. Rendono il credito più facile da azionare i documenti di trasporto firmati dal destinatario, gli ordini o i contratti, gli eventuali stati di avanzamento, la corrispondenza in cui il debitore riconosce il debito o chiede una dilazione. Se manca qualcosa, lo studio indica cosa recuperare e cosa, in futuro, conviene far firmare.
Chi paga le spese del recupero
Nei rapporti tra imprese il ritardo di pagamento produce interessi moratori nella misura prevista dal D.Lgs. 231/2002, senza bisogno di costituzione in mora, e il creditore ha diritto al rimborso forfettario di 40 euro per ogni fattura pagata in ritardo e dei costi di recupero ulteriori (artt. 4, 5 e 6 D.Lgs. 231/2002). In caso di decreto ingiuntivo e di esecuzione, le spese legali liquidate dal giudice sono poste a carico del debitore. Resta vero che il debitore insolvente non rimborsa nulla: per questo la valutazione iniziale serve a non spendere dove non c’è nulla da prendere. Lo studio concorda con il cliente, prima di iniziare, i criteri di convenienza e il preventivo per ciascuna fase.
Settori con alta insolvenza dei clienti
Alcuni settori producono insoluti per struttura: catene di subappalto, margini bassi, clienti con molti fornitori e poca liquidità. Lo studio ha predisposto pagine dedicate per i casi che ricorrono più spesso.
- Fornitori di materiali, impiantisti e subappaltatori: recuperare da imprese edili che non pagano
- Grossisti e distributori: insoluti di bar, ristoranti e negozi
Crediti che la legge protegge più degli altri
Per alcune categorie di creditori il legislatore ha previsto termini di pagamento più brevi, interessi più alti o azioni dirette verso soggetti diversi dal debitore. Chi rientra in queste categorie spesso non lo sa e si accontenta della tutela ordinaria.
- Trasportatori: termine di 60 giorni e azione diretta verso il committente
- Terzisti e subfornitori: i diritti che il committente non può togliere
- Filiera agroalimentare: termini di 30 e 60 giorni e tutele speciali
- Geometri, ingegneri, commercialisti: recuperare la parcella da imprese e PA
Chi gestisce crediti per conto di altri
Amministratori di condominio, responsabili amministrativi e commercialisti hanno bisogno di un interlocutore che lavori con flussi documentali standard e tempi prevedibili, perché rispondono a loro volta verso qualcun altro.
- Amministratori di condominio: recupero delle quote e responsabilità verso i creditori
- Quando un credito va messo a perdita e cosa serve al commercialista
- Decreto ingiuntivo su fatture elettroniche: documenti, tempi, costi
- Pignoramento presso terzi per le imprese creditrici
- Clienti esteri che non pagano: ingiunzione di pagamento europea
Per il singolo credito di un privato o di un’impresa con una sola posizione aperta, si veda la pagina sul recupero crediti; per chi ha ricevuto un decreto ingiuntivo o un precetto, le pagine su decreto ingiuntivo e atto di precetto.
Domande frequenti
Da quale importo conviene agire?
Non esiste una soglia fissa. Un credito di mille euro verso un debitore con un conto corrente attivo si recupera; uno di ventimila verso una società cancellata dal registro delle imprese no. La convenienza dipende dal rapporto tra importo, costi della procedura e beni aggredibili, ed è il primo dato che l’analisi del portafoglio restituisce.
Quanto tempo passa dalla fattura scaduta all’incasso?
Il decreto ingiuntivo viene di regola emesso entro alcune settimane dal deposito e, se non opposto, diventa definitivo quaranta giorni dopo la notifica. Il pignoramento presso terzi su un conto capiente si chiude in pochi mesi; quello immobiliare richiede anni. Se il debitore propone opposizione, i tempi sono quelli di una causa ordinaria.
Lo studio può seguire debitori in tutta Italia?
Sì. La direzione della pratica resta allo studio; per gli adempimenti nei Tribunali lontani si utilizzano domiciliatari, senza che il cliente debba cercare un avvocato diverso per ogni debitore.
Posso dedurre fiscalmente i crediti che non riesco a incassare?
La deduzione delle perdite su crediti è regolata dall’art. 101, comma 5, del TUIR e spetta al commercialista valutarla. Lo studio fornisce la documentazione legale che dimostra l’inesigibilità: esiti negativi delle esecuzioni, visure, atti della procedura concorsuale, relazione sull’antieconomicità del recupero.
