Crediti inesigibili: cosa deve dimostrare l’impresa per dedurre la perdita

Ogni impresa ha crediti che non incasserà mai. Il problema non è ammetterlo, ma farlo con i documenti giusti: l’art. 101, comma 5, del TUIR consente la deduzione delle perdite su crediti solo se risultano da elementi certi e precisi, e una perdita dedotta senza prova adeguata viene contestata in sede di verifica.

La norma prevede alcune situazioni in cui la prova non serve: debitore assoggettato a liquidazione giudiziale, concordato preventivo, accordo di ristrutturazione omologato o piano attestato, oppure che ha concluso una composizione negoziata; crediti di modesta entità (fino a 2.500 euro, 5.000 per le imprese di più rilevanti dimensioni) scaduti da almeno sei mesi; crediti prescritti; crediti cancellati dal bilancio secondo i principi contabili. In tutti gli altri casi — debitore irreperibile, società cancellata, recupero antieconomico — l’inesigibilità va documentata.

I documenti che reggono sono quelli che nascono dal tentativo di recupero o dalle verifiche patrimoniali: il verbale di pignoramento negativo dell’ufficiale giudiziario, la dichiarazione negativa del terzo pignorato, l’esito della ricerca telematica dei beni ex art. 492-bis c.p.c., la visura che attesta la cancellazione dal registro delle imprese con bilancio finale a zero, le visure ipotecarie che mostrano immobili già gravati oltre il loro valore. Quando il credito non giustifica una procedura, serve una relazione dell’avvocato sull’antieconomicità del recupero: non una lettera di stile, ma un documento con verifiche svolte, costi prevedibili e ragioni concrete, proporzionato all’importo.

La valutazione fiscale spetta al commercialista; il lavoro dell’avvocato è fornirgli, per ogni posizione, il fascicolo con la presunzione applicabile o gli elementi certi e precisi raccolti, con le date rilevanti. Un’analisi del portafoglio insoluti che classifichi i crediti in recuperabili, da trattare e da documentare per la perdita produce questo materiale come esito naturale, invece di costringere a ricostruirlo a posteriori in sede di dichiarazione.

Approfondimento sul sito: Quando un credito va messo a perdita e cosa serve al commercialista.

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